
KEY POINTS
- A sei anni dal parere favorevole dei comitati scientifici dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche, la Commissione europea non indica ancora una data per limitare in vestiti e scarpe più di mille sostanze che causano allergie cutanee.
- Il vicepresidente della Commissione Stéphane Séjourné cita la complessità del dossier, ma secondo la stessa Agenzia la misura porterebbe benefici sanitari per almeno 708 milioni di euro l’anno, contro costi fino a 23,8 milioni l’anno per le materie prime sostitutive.
- Anche con una bozza entro l’anno, i nuovi limiti non si applicherebbero prima del 2030: dopo il voto degli stati membri e il controllo di Parlamento e Consiglio, la proposta prevede 36 mesi di transizione.
La Commissione europea non dice ancora quando proporrà di limitare in vestiti, scarpe e altri articoli a contatto con la pelle più di mille sostanze chimiche che possono provocare allergie cutanee. Lo ha scritto l’8 settembre il vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné (leggi il comunicato), rispondendo all’interrogazione (una domanda scritta) di 46 eurodeputati. Il provvedimento è una restrizione, lo strumento con cui il regolamento REACH vieta o limita una sostanza nell’UE. L’hanno proposta Francia e Svezia nel 2019; nel 2020 i comitati scientifici dell’Agenzia le hanno dato parere favorevole. Il REACH concede alla Commissione tre mesi dal ricevimento dei pareri per preparare la bozza del provvedimento. Da allora sono passati sei anni.
Le sostanze sensibilizzanti si legano alle proteine della pelle e il sistema immunitario impara a riconoscerle: da quel momento, per tutta la vita, ogni nuovo contatto può scatenare una dermatite allergica. Secondo l’ECHA, tra UE, Norvegia, Islanda e Liechtenstein fino a 5 milioni di persone sono già sensibilizzate a sostanze contenute in tessuti e cuoio, mentre i nuovi casi arrivano a 180mila l’anno.
L’interrogazione E-002698/2026 l’aveva annunciata il 3 luglio il socialista francese Christophe Clergeau, che secondo l’agenzia di stampa Agence Europe chiedeva alla Commissione di «rendere conto e fornire un calendario». Nella risposta la Commissione dice di voler presentare «il prima possibile» la bozza al Comitato REACH, dove votano i rappresentanti degli Stati membri. Con più di mille sostanze nel perimetro, spiega, è difficile costruire una misura proporzionata al rischio e al tempo stesso operativa.
La restrizione riguarderebbe tutte le sostanze che il regolamento CLP elenca come sensibilizzanti cutanei (classificazione armonizzata), tra cui cromo esavalente e nichel, più una ventina di coloranti dispersi.
Il Comitato dell’ECHA per l’analisi socioeconomica ha stimato benefici per la salute di almeno 708 milioni di euro l’anno, contro costi fino a 23,8 milioni l’anno per le materie prime sostitutive. Lo stesso Comitato ha giudicato probabile che la misura fosse proporzionata, il requisito che oggi la Commissione presenta come una difficoltà.
L’industria contesta l’ampiezza del perimetro. Nel 2021 l’EUCTL – l’associazione europea dei produttori di sostanze chimiche per il tessile e il cuoio – ha chiesto una lista chiusa, a partire dalle 94 sostanze che secondo Francia e Svezia possono trovarsi nei prodotti finiti. Senza metodi di analisi standardizzati, sostiene, le merci importate sfuggirebbero ai controlli. Dopo il voto degli Stati membri, Parlamento e Consiglio hanno tre mesi per opporsi; poi servono la pubblicazione e i 36 mesi di transizione previsti dalla proposta franco-svedese. Anche con una bozza entro l’anno, i nuovi limiti non si applicherebbero prima del 2030.
Sono Fabio Lunghi, Chimico con Master in ‘Valutazione e controllo del rischio tossicologico’ all’Università di Pavia. Aiuto le aziende a navigare il complesso mondo della conformità normativa (REACH, CLP, Biocidi) attraverso consulenze mirate, valutazioni del rischio e formazione.