Bisfenolo A, anatomia di una dose tollerabile

Dalla milza di un topo a un divieto europeo: come l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha calcolato per il bisfenolo A una dose tollerabile 20mila volte più bassa della precedente e perché un istituto tedesco, partendo dalla stessa letteratura, è arrivato a un numero mille volte più alto.

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Dose giornaliera tollerabile di bisfenolo A

EFSA, 20154 µg

÷ 20mila

EFSA, 20230,2 ng

per chilo di peso corporeo al giorno

Key points

  • Il 19 aprile 2023 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha abbassato la dose giornaliera tollerabile del bisfenolo A da 4 microgrammi a 0,2 nanogrammi per chilo di peso corporeo, partendo da un aumento dei linfociti Th17 nei topi.
  • Lo stesso giorno l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha calcolato un valore mille volte più alto, perché ha scelto un altro effetto critico, un’altra conversione dall’animale all’uomo e un altro modo di trattare l’incertezza.
  • Dal 20 luglio 2026 la maggior parte degli oggetti per alimenti fabbricati con il bisfenolo A non può più essere immessa sul mercato dell’UE, mentre l’esposizione dei consumatori resta stimata su dati raccolti soprattutto tra il 2008 e il 2012.

Il 19 aprile 2023 l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito che una persona può ingerire ogni giorno, per tutta la vita, non più di 0,2 nanogrammi di bisfenolo A per chilo di peso corporeo senza rischi apprezzabili per la salute. Per un adulto di 70 chili il limite corrisponde a 14 miliardesimi di grammo al giorno. Il valore precedente – fissato dalla stessa agenzia nel 2015 – era di 4 microgrammi (milionesimi di grammo), circa 20mila volte di più. Il bisfenolo A (BPA) serve a fabbricare il policarbonato (la plastica rigida e trasparente di borracce e contenitori riutilizzabili) e le resine epossidiche che rivestono l’interno delle lattine; dagli imballaggi ne migrano negli alimenti quantità minime. Il nuovo limite nasce da un’alterazione del sistema immunitario osservata nei topi.

Quella cifra si chiama dose giornaliera tollerabile (TDI, dall’inglese tolerable daily intake) ed è il punto d’arrivo di una valutazione tossicologica, il valore su cui le autorità costruiscono limiti e divieti. Lo stesso giorno l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha pubblicato un proprio calcolo e ha ottenuto 0,2 microgrammi, un valore mille volte più alto di quello dell’EFSA. Anche l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha messo per iscritto il proprio dissenso. La Commissione europea ha seguito l’EFSA e con il regolamento (UE) 2024/3190, adottato nel dicembre 2024, ha vietato il BPA nei materiali a contatto con gli alimenti, cioè imballaggi, contenitori, utensili e macchinari.

Per la maggior parte degli oggetti il divieto si applica dal 20 luglio 2026, quando è scaduto il periodo transitorio principale; alcuni contenitori per conserve di frutta, verdura e pesce e le attrezzature per l’industria alimentare hanno tempo fino al 2028. Dietro la decisione c’è una catena di calcoli che parte dalla milza di un topo da laboratorio e arriva a una soglia inferiore al nanogrammo. Ripercorrerla passo per passo aiuta a capire che cosa sia la relazione dose-risposta, cioè il legame tra la quantità di una sostanza e l’intensità del suo effetto. Il percorso spiega anche perché due istituzioni pubbliche possano leggere quel legame in modi così distanti.

Dalla dose senza effetto alla benchmark dose

Ogni valutazione del rischio comincia da un esperimento. I ricercatori dividono gli animali in gruppi e somministrano a ciascuno una dose diversa della sostanza, di solito tre o quattro dosi oltre a un gruppo di controllo che non ne riceve. Su ogni animale si misura poi un effetto, come il peso di un organo o il numero di un certo tipo di cellule. Se si riporta l’effetto sull’asse verticale e la dose su quello orizzontale in scala logaritmica, i punti disegnano di solito una curva a forma di S. A dosi basse la curva resta piatta, perché le difese dell’organismo, dal metabolismo alla riparazione delle cellule, compensano l’esposizione. Oltre una certa soglia la curva sale, fino a stabilizzarsi quando l’effetto raggiunge il massimo.

Per le sostanze che danneggiano direttamente il DNA i valutatori assumono invece che una soglia non esista; per il BPA l’EFSA ha giudicato il pericolo di danni diretti al DNA da improbabile a molto improbabile. Al valutatore del rischio interessa quindi l’inizio della salita. Da decenni i valutatori lo cercano con il metodo più intuitivo, cioè con la dose più alta alla quale non si osservano effetti avversi, il cosiddetto NOAEL (no observed adverse effect level). La dose più bassa che invece li produce si chiama LOAEL. Il NOAEL è semplice da capire e da verificare, ma ha un difetto di costruzione, perché coincide sempre con una delle dosi scelte da chi ha progettato lo studio. Se due dosi successive sono distanti dieci volte, la soglia vera può trovarsi in qualunque punto di quell’intervallo.

Nel 1984 lo statistico statunitense Kenny Crump ha messo in fila i limiti del metodo sulla rivista Fundamental and Applied Toxicology. Il NOAEL ignora la pendenza della curva e premia gli esperimenti piccoli, perché con pochi animali per gruppo un effetto modesto passa inosservato e la dose senza effetti risulta più alta. Uno studio meno accurato finisce così per produrre un limite meno severo. Crump ha proposto di adattare un modello matematico a tutti i punti sperimentali e di calcolare la dose che produce un aumento prestabilito della risposta, la benchmark dose (BMD).

Il valutatore stabilisce prima quale variazione dell’effetto considera rilevante, per esempio un aumento del 5 per cento rispetto ai controlli. Questa variazione si chiama risposta di riferimento e la dose che la produce si legge direttamente sulla curva, senza dipendere dalla griglia delle dosi sperimentate. Siccome la curva è una stima, come punto di partenza si usa il limite inferiore dell’intervallo di confidenza della BMD, la BMDL. Più lo studio è grande e preciso, più l’intervallo è stretto e meno la BMDL si allontana dalla stima centrale. Le linee guida dell’EFSA, aggiornate nel 2022, raccomandano il metodo della benchmark dose ogni volta che i dati lo consentono e fissano al 5 per cento la risposta di riferimento predefinita per gli effetti misurati su una scala continua.

Figura 1

Due modi di leggere lo stesso esperimento

Quattro dosi e un gruppo di controllo, con la media dell’effetto e il suo intervallo. A sinistra si guarda solo quali dosi danno un effetto significativo, a destra si usa tutta la curva.

A · Il metodo del NOAEL

Quattro gruppi di animali e un controllo. Le dosi 1 e 10 non danno effetti significativi, la dose 100 sì: il NOAEL è 10, il LOAEL è 100 e la soglia vera può trovarsi ovunque tra le due dosi. 0 25 50 75 100 0 1 10 100 1.000 effetto, % rispetto ai controlli dose, scala logaritmica → controllo: effetto 0 % dose 1: effetto medio 1,5 % dose 10: effetto medio 3 % dose 100: effetto medio 22 % * dose 1000: effetto medio 79 % * NOAEL LOAEL

B · Il metodo della benchmark dose

Gli stessi dati con una curva adattata a tutti i punti e la sua banda di confidenza. La risposta di riferimento del 10 per cento incrocia la curva alla BMD e il bordo superiore della banda alla BMDL, a una dose più bassa. 0 25 50 75 100 0 1 10 100 1.000 effetto, % rispetto ai controlli dose, scala logaritmica → controllo: effetto 0 % dose 1: effetto medio 1,5 % dose 10: effetto medio 3 % dose 100: effetto medio 22 % dose 1000: effetto medio 79 % BMDL: limite inferiore di confidenza della BMD BMD: dose che produce la risposta di riferimento BMDL BMD
Dati illustrativi. Il NOAEL può essere solo una delle dosi sperimentate; la BMDL si legge sulla curva e dipende anche dalla precisione dello studio, perché una banda di confidenza più larga la sposta verso dosi più basse. Le linee guida dell’EFSA fissano al 5 per cento la risposta di riferimento predefinita per gli effetti continui; qui è al 10 per cento per leggibilità.

Il calcolo dell’EFSA sul bisfenolo A

Nel caso del BPA l’EFSA ha esaminato più di 800 studi pubblicati dal 2013 in poi e ha indicato nel sistema immunitario il bersaglio più sensibile. L’effetto critico – cioè quello che compare alle dosi più basse – è un aumento della percentuale di linfociti Th17 nella milza di topi esposti al BPA nel grembo materno e durante l’allattamento. Lo ha descritto nel 2016 uno studio di Luo e colleghi. I Th17 sono globuli bianchi che regolano l’infiammazione e partecipano a malattie come la psoriasi e l’asma. Secondo Claude Lambré, che presiedeva il gruppo di esperti autore del parere, un aumento di questo tipo «potrebbe portare allo sviluppo di infiammazioni polmonari allergiche e di malattie autoimmuni».

Un aumento dei Th17 però è soltanto un segnale precoce, quello che i tossicologi chiamano effetto intermedio. L’EFSA ha riconosciuto che manca la prova di un legame causale diretto tra l’aumento osservato nei topi e una risposta infiammatoria, ma ha ritenuto che il ruolo di queste cellule in molte malattie bastasse a giustificare l’uso di quell’aumento come effetto critico. Su questo punto si è aperta la frattura con il BfR e con l’EMA, che contestavano proprio la scelta di un effetto intermedio come base per una dose tollerabile.

Per la risposta di riferimento il 5 per cento predefinito è sembrato troppo severo agli esperti dell’EFSA, perché la variabilità tra un topo e l’altro era più ampia di quel 5 per cento. Dopo aver considerato il 20 per cento, il gruppo ha adottato il 40. Secondo il parere, un aumento medio del 40 per cento nella popolazione spingerebbe fuori dall’intervallo normale le persone che hanno già valori alti di Th17, con un probabile aumento delle malattie associate a queste cellule.

A parità di dose ingerita, nel sangue di un topo circola molto meno BPA che in quello di una persona. Per tradurre una dose nell’altra l’EFSA ha usato i dati di cinetica, cioè le misure di come la sostanza viene assorbita ed eliminata. Secondo questi dati una persona raggiunge la stessa esposizione interna di un topo con una dose circa 65 volte più bassa; il fattore di conversione usato dall’EFSA è quindi 0,0155. La BMDL così convertita – la cosiddetta dose umana equivalente – vale 8,2 nanogrammi per chilo al giorno ed è il vero punto di partenza del calcolo. Nel 2023 la conversione si è basata su nuovi studi sull’uomo, secondo cui a parità di dose l’esposizione interna è circa quattro volte più alta di quanto si stimasse nel 2015.

Resta la distanza tra un esperimento su animali geneticamente simili e una popolazione fatta di bambini, anziani e persone più sensibili della media. Nel 1954 Arnold Lehman e Garth Fitzhugh, due tossicologi della Food and Drug Administration statunitense, hanno proposto di coprirla con un margine di sicurezza di cento volte. Quel fattore 100 è stato poi letto come il prodotto di un 10 per le differenze tra specie e di un altro 10 per la variabilità tra persone. Oggi ciascuno dei due è a sua volta diviso tra la cinetica e la dinamica (la risposta dei tessuti). Il 10 tra specie è il prodotto di un 4 per la cinetica e di un 2,5 per la dinamica, mentre quello tra persone nasce da due fattori di 3,16.

Nel calcolo sul BPA l’EFSA ha tolto il 4 della cinetica tra specie, perché quel fattore è già incorporato nella dose umana equivalente. Restano 2,5 per la dinamica e 10 per la variabilità umana. Il gruppo ha poi aggiunto un fattore 2. La sua analisi dell’incertezza stimava tra il 57 e il 73 per cento la probabilità che altri effetti, sulla riproduzione, sullo sviluppo o sul metabolismo, comparissero a dosi ancora più basse di quelle dei Th17. Il fattore complessivo è dunque 50. Diviso per 50, il punto di partenza di 8,2 nanogrammi dà 0,164 nanogrammi, che arrotondati a una cifra significativa diventano la nuova dose giornaliera tollerabile di 0,2 nanogrammi.

Figura 2

Cento, cinquanta e il calcolo del 2023

I fattori di incertezza si moltiplicano tra loro. Il fattore classico vale 100; nel calcolo sul bisfenolo A l’EFSA ha usato 50.

Il fattore classico

differenze tra specie · 10
4cinetica×2,5dinamica
×
variabilità tra persone · 10
3,16cinetica×3,16dinamica
=100

EFSA, bisfenolo A, 2023

differenze tra specie
4già nella dose umana equivalente×2,5dinamica
×
variabilità tra persone
10cinetica e dinamica
×
incertezze residue
2altri effetti a dosi più basse
=50

8,2 ng÷50=0,164 ng→TDI 0,2 ngper chilo al giorno, arrotondata a una cifra significativa

Il fattore 4 della cinetica tra specie non compare nel calcolo dell’EFSA perché la conversione dal topo all’uomo usa i dati di cinetica (fattore 0,0155). Il fattore aggiuntivo 2 copre una probabilità stimata tra il 57 e il 73 per cento che altri effetti compaiano a dosi più basse dei Th17. Fonti: EFSA, 2012 e 2023.

Stessa esposizione, verdetto rovesciato

Una dose tollerabile, da sola, non dice se esista un rischio. Per saperlo il valutatore deve confrontarla con l’esposizione, cioè con la quantità di BPA che le persone ingeriscono davvero. Nel 2023 l’EFSA non ha rifatto la stima dell’esposizione e ha usato quella del 2015, costruita su dati raccolti soprattutto tra il 2008 e il 2012. Secondo quella stima, con il cibo gli europei adulti assumono tra 0,1 e 0,4 microgrammi di BPA per chilo al giorno e i bambini tra 0,1 e 0,9.

Con la dose tollerabile di allora – 4 microgrammi – anche le stime più alte restavano da tre a cinque volte sotto il limite, comprese quelle che sommavano al cibo la polvere di casa, la carta termica degli scontrini e i cosmetici. Con quella del 2023 le stesse stime alimentari superano la nuova soglia di due o tre ordini di grandezza, cioè di centinaia o migliaia di volte, in tutte le fasce d’età. Per questo l’EFSA ha concluso che l’esposizione al BPA attraverso il cibo è un problema di salute per i consumatori. Il verdetto si è rovesciato senza che cambiasse un solo dato sull’esposizione. È cambiata la valutazione della relazione dose-risposta.

Figura 3

La soglia scende, l’esposizione resta

Dose giornaliera tollerabile di bisfenolo A per chilo di peso corporeo, in scala logaritmica: ogni riga della griglia vale dieci volte la precedente.

Linea a gradini della dose giornaliera tollerabile fissata dall’EFSA: 50 microgrammi alla fine del 2006, 4 microgrammi nel 2015, 0,2 nanogrammi nel 2023; la bozza del 2021 proponeva 0,04 nanogrammi. Il BfR nel 2023 ha calcolato 0,2 microgrammi. La banda grigia è l’esposizione alimentare stimata nel 2015, tra 0,1 e 0,9 microgrammi: fino al 2023 la dose tollerabile sta sopra la banda, dal 2023 due o tre ordini di grandezza sotto. 0,01 ng 0,1 ng 1 ng 10 ng 100 ng 1 µg 10 µg 100 µg 2005 2010 2015 2020 2025 Dati di consumo e di contaminazione raccolti soprattutto tra il 2008 e il 2012 Esposizione alimentare stimata dall’EFSA nel 2015: tra 0,1 e 0,9 microgrammi per chilo al giorno Bozza EFSA, dicembre 2021: 0,04 nanogrammi EFSA, fine 2006: 50 microgrammi EFSA 2015, temporanea: 4 microgrammi EFSA 2023: 0,2 nanogrammi BfR 2023: 0,2 microgrammi EFSA 2006 · 50 µg EFSA 2015 · 4 µg bozza 2021 · 0,04 ng dati 2008–2012 esposizione stimata nel 2015 0,1–0,9 µg BfR 2023 0,2 µg EFSA 2023 0,2 ng 2–3 ordini di grandezza
Linea a gradini della dose giornaliera tollerabile fissata dall’EFSA: 50 microgrammi alla fine del 2006, 4 microgrammi nel 2015, 0,2 nanogrammi nel 2023; la bozza del 2021 proponeva 0,04 nanogrammi. Il BfR nel 2023 ha calcolato 0,2 microgrammi. La banda grigia è l’esposizione alimentare stimata nel 2015, tra 0,1 e 0,9 microgrammi: fino al 2023 la dose tollerabile sta sopra la banda, dal 2023 due o tre ordini di grandezza sotto. 0,01 ng 0,1 ng 1 ng 10 ng 100 ng 1 µg 10 µg 100 µg 2005 2010 2015 2020 2025 Dati di consumo e di contaminazione raccolti soprattutto tra il 2008 e il 2012 Esposizione alimentare stimata dall’EFSA nel 2015: tra 0,1 e 0,9 microgrammi per chilo al giorno Bozza EFSA, dicembre 2021: 0,04 nanogrammi EFSA, fine 2006: 50 microgrammi EFSA 2015, temporanea: 4 microgrammi EFSA 2023: 0,2 nanogrammi BfR 2023: 0,2 microgrammi EFSA 2006 · 50 µg EFSA 2015 · 4 µg bozza 2021 · 0,04 ng dati 2008–2012 BfR 2023 0,2 µg EFSA 2023 0,2 ng 2–3 ordini di grandezza
  1. 2011stop al BPA nei biberon in tutta l’UE
  2. 2018limite di migrazione ridotto a 0,05 mg per chilo di alimento
  3. Dicembre 2024il regolamento (UE) 2024/3190 vieta il BPA nei materiali a contatto con gli alimenti
  4. 20 luglio 2026fine del periodo transitorio principale; per alcune conserve e per le attrezzature professionali la scadenza è il 20 gennaio 2028
La stima dell’esposizione è quella pubblicata dall’EFSA nel 2015 su dati raccolti soprattutto tra il 2008 e il 2012 e usata anche nel 2023. Fonti: EFSA 2007, 2015 e 2023; BfR 2023; regolamenti (UE) 2018/213 e 2024/3190.

Figura 4

Da dove vengono le 20mila volte

Punto di partenza e dose tollerabile nei due calcoli dell’EFSA, in scala logaritmica.

Nel 2015 il punto di partenza era 609 microgrammi e, diviso per 150, dava 4 microgrammi. Nel 2023 il punto di partenza è 8,2 nanogrammi e, diviso per 2,5, per 10 e per 2, dà 0,164 nanogrammi, arrotondati a 0,2. Il punto di partenza è sceso di circa 74mila volte, la dose tollerabile di 20mila. 0,1 ng 1 ng 10 ng 100 ng 1 µg 10 µg 100 µg 1 mg 2015 2023 ÷ 150 ÷ 2,5 ÷ 10 ÷ 2 2015, punto di partenza: 609 microgrammi (peso dei reni nel topo) 2015, dose tollerabile temporanea: 4 microgrammi 2023, punto di partenza: 8,2 nanogrammi (linfociti Th17 nel topo) 2023, dose tollerabile: 0,2 nanogrammi 609 µg 4 µg 8,2 ng 0,2 ng ÷ 74mila ÷ 20mila
Nel 2015 l’effetto critico era l’aumento del peso dei reni, nel 2023 l’aumento dei linfociti Th17, entrambi nel topo. La prudenza aggiunta è scesa da 150 a 50. Fonti: EFSA 2015 e 2023.

Il salto di 20mila volte rispetto al 2015 non viene dai fattori di incertezza. Nel 2015 il fattore complessivo era 150 e oggi è 50, quindi la prudenza aggiunta è diminuita. A scendere è stato il punto di partenza. Il limite del 2015 si basava sull’aumento del peso relativo dei reni in uno studio su due generazioni di topi, con una dose umana equivalente di 609 microgrammi per chilo al giorno. Quello del 2023 parte dagli 8,2 nanogrammi dei Th17, un valore oltre 70mila volte più basso.

Il calcolo del BfR, mille volte più alto

Il BfR ha giudicato incoerenti gli studi sul sistema immunitario, sia per l’entità degli effetti sia per la forma della relazione dose-risposta. Come effetto critico l’istituto ha scelto la riduzione del numero di spermatozoi osservata in due studi, firmati da Liu e colleghi nel 2013 e da Srivastava e Gupta nel 2018, su ratti Wistar adulti esposti ripetutamente al BPA. Dal primo studio il BfR ha ricavato una BMDL di 26 microgrammi per chilo al giorno, con una risposta di riferimento del 10 per cento. Il secondo non si prestava alla modellazione e ha fornito un NOAEL di 50 microgrammi.

Il BfR ha costruito anche una distribuzione di fattori cinetici tra animale e uomo, con un valore mediano di 0,56 sia per il ratto sia per il topo. Il valore è circa 36 volte più alto dello 0,0155 usato dall’EFSA. Al posto dei fattori fissi l’istituto ha applicato un metodo probabilistico – sviluppato dall’Organizzazione mondiale della sanità – che tratta ogni incertezza come una distribuzione invece di moltiplicare tra loro valori prudenti. Il risultato è una dose tollerabile di 0,2 microgrammi per chilo al giorno che, secondo il BfR, protegge il 99 per cento della popolazione con una confidenza del 95 per cento.

Il regolamento che ha istituito l’EFSA prevede che, quando un altro organismo scientifico europeo o nazionale arriva a conclusioni diverse e il disaccordo non si risolve, i due pubblichino un documento comune con i punti controversi. Nel 2023 ne sono usciti due, con l’EMA e con il BfR. Fuori dall’Unione, il Committee on Toxicity (COT), il comitato scientifico che consiglia il governo britannico sulla tossicità di alimenti e prodotti di consumo, ha confrontato i due calcoli e nel 2024 ha adottato quello tedesco. Nella dichiarazione supplementare pubblicata il 6 luglio 2026 il comitato scrive che nessuno studio ha finora mostrato il passaggio dall’aumento dei Th17 a una malattia a concentrazioni rilevanti per l’uomo e giudica l’approccio del BfR «altamente, ma non eccessivamente, conservativo».

Figura 5

Due strade, mille volte di distanza

Le scelte dell’EFSA e del BfR a confronto, dal primo passaggio all’ultimo.

PassaggioEFSA 2023BfR 2023
Effetto criticoAumento dei linfociti Th17 nella milza, un effetto intermedioRiduzione del numero di spermatozoi
Studi e specieLuo e colleghi, 2016: topi esposti durante la gestazione e l’allattamentoLiu e colleghi, 2013, e Srivastava e Gupta, 2018: ratti Wistar adulti
Risposta di riferimento+40 per cento10 per cento, più un NOAEL per il secondo studio
Punto di partenza8,2 ng/kg al giorno, già convertiti in dose umana equivalenteBMDL di 26 µg/kg e NOAEL di 50 µg/kg al giorno, nel ratto
Conversione animale-uomoUn fattore fisso: 0,0155 per il topoUna distribuzione di fattori con mediana 0,56
IncertezzaFattori fissi: 2,5 × 10 × 2 = 50Metodo probabilistico dell’OMS: protezione del 99 per cento della popolazione, confidenza del 95 per cento
Dose giornaliera tollerabile0,2 ng/kg al giorno0,2 µg/kg al giorno, cioè 200 ng
Chi l’ha seguitaCommissione europea: divieto del BPA negli oggetti per alimenti, 2024Committee on Toxicity britannico, 2024
Valori per chilo di peso corporeo al giorno. Fonti: EFSA 2023; BfR, parere n. 018/2023; Committee on Toxicity, 2026.

Chi calcola una dose tollerabile decide quale effetto considerare avverso, quale variazione giudicare rilevante, come tradurre un topo in una persona e quanta prudenza aggiungere. Ogni decisione è scritta nel parere e si può contestare nel merito, come ha fatto il COT con l’effetto intermedio senza mettere in discussione il metodo della benchmark dose. L’EFSA e il BfR hanno letto la stessa letteratura e hanno deciso diversamente quasi a ogni passaggio; la distanza di mille volte tra i loro numeri è il prodotto di quelle decisioni, non un errore di calcolo.

«Al momento non è possibile effettuare una valutazione affidabile e completa del rischio del BPA»

BfR, parere n. 018/2023

Il punto debole della vicenda sta nell’altro piatto della bilancia. I confronti dell’EFSA, nel 2015 come nel 2023, si appoggiano alla stessa stima dell’esposizione, costruita prima del regolamento (UE) 2018/213, che ha ridotto di dodici volte il limite di migrazione del BPA dagli imballaggi negli alimenti. La stessa EFSA riconosce che le restrizioni successive possono aver abbassato l’esposizione e definisce per questo prudente il proprio scenario, mentre il BfR e il COT chiedono dati aggiornati prima di una valutazione completa.

Intanto il divieto è in vigore. Il BPA sta uscendo dalle lattine prima che una nuova stima dica quanto ne arrivasse davvero nei piatti degli europei.

Riferimenti

Lambré C. et al. (gruppo di esperti EFSA sui materiali a contatto con gli alimenti), Re-evaluation of the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs, EFSA Journal, 21(4):6857, aprile 2023, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2023.6857

EFSA, Bisphenol A in food is a health risk, comunicato, 19 aprile 2023, https://www.efsa.europa.eu/it/news/bisphenol-food-health-risk

BfR, Bisphenol A: BfR proposes health based guidance value, current exposure data are needed for a full risk assessment, parere n. 018/2023, 19 aprile 2023, https://www.bfr.bund.de/cm/349/bisphenol-a-bfr-proposes-health-based-guidance-value-current-exposure-data-are-needed-for-a-full-risk-assessment.pdf

EFSA, Scientific Opinion on the risks to public health related to the presence of bisphenol A (BPA) in foodstuffs, EFSA Journal, 13(1):3978, gennaio 2015, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2015.3978

EFSA, EFSA re-evaluates safety of bisphenol A and sets Tolerable Daily Intake, comunicato, 29 gennaio 2007, https://www.efsa.europa.eu/en/news/efsa-re-evaluates-safety-bisphenol-and-sets-tolerable-daily-intake

Commissione europea, Regolamento (UE) 2024/3190 sull’uso del bisfenolo A (BPA) e di altri bisfenoli e derivati dei bisfenoli nei materiali e negli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, 19 dicembre 2024, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32024R3190

Commissione europea, Regolamento (UE) 2018/213 relativo all’uso del bisfenolo A nelle vernici e nei rivestimenti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari, 12 febbraio 2018, https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32018R0213

Food Packaging Forum, EU BPA ban reaches main transition deadline, luglio 2026, https://foodpackagingforum.org/news/eu-bpa-ban-reaches-main-transition-deadline

Committee on Toxicity (COT), Supplementary statement to the COT’s position paper on bisphenol A (BPA), GOV.UK, 6 luglio 2026, https://www.gov.uk/government/publications/supplementary-statement-to-the-cots-position-paper-on-bisphenol-a-bpa/supplementary-statement-to-the-cots-position-paper-on-bisphenol-a-bpa

Crump K.S., A new method for determining allowable daily intakes, Fundamental and Applied Toxicology, 4(5):854-871, 1984, https://doi.org/10.1016/0272-0590(84)90107-6

Lehman A.J., Fitzhugh O.G., 100-fold margin of safety, Quarterly Bulletin of the Association of Food and Drug Officials of the United States, 18:33-35, 1954

EFSA Scientific Committee, Guidance on the use of the benchmark dose approach in risk assessment, EFSA Journal, 20(10):7584, ottobre 2022, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2022.7584

EFSA Scientific Committee, Guidance on selected default values to be used by the EFSA Scientific Committee, Scientific Panels and Units in the absence of actual measured data, EFSA Journal, 10(3):2579, marzo 2012, https://doi.org/10.2903/j.efsa.2012.2579